Andreuccio fiabesche. Lui introduce 31 funzioni e

Andreuccio nel principio ha il ruolo dell’anti-eroe. I
suoi comportamenti non sono in congruo con il tema della giornata, che è la
Fortuna. Però poi Andreuccio ha imparato molto dai propri errori, ha acquisito
esperienze e grazie a tutto questo riesce a volgere la situazione a suo favore.
In questo modo, Boccaccio mostra al pubblico, ai lettori, quanta fiducia ha
nell’umanità, la quale però rispetta i valori cortesi.

          Questi interventi infatti significano
che Andreuccio è lontanissimo  ” dall’ideale
di vivere” di Boccaccio. Tuttavia la presenza del narratore e discreta, il
narratore non interviene mai e anche non ci rivela in anticipo cosa succederà.
Questo crea la sospensione e sorpresa che si sentono di più nell’ intreccio.                                                       Il carattere d’ Andreuccio
viene rappresentato sullo sfondo del patrimonio fiabesco. Tutte queste vicende
del giovane ragazzo che sono caratteristiche della fiaba aveva studiato uno
studioso russo, chiamato Vladimir Propp. Grazie al suo studio sulle narrazioni
fiabesche oggi abbiamo lo schema di Propp. Lui propone una struttura come
modello di tutte le narrazioni fiabesche. Lui introduce 31 funzioni e ogni
funzione rappresenta una situazione tipica nella trama della fiaba. Alcune di
queste funzioni si possono identificare anche in questa novella. Per esempio:
la funzione di allontanamento si manifesta nell’allontanamento dalla Perugia
per venire a Napoli. Poi la funzione di divieto e infrazione quando al mercato
mostra il denaro davanti a tutti, la funzione di danneggiamento quando la
ragazza gli ha rubato il denaro, la funzione di persecuzione quando e stato
catturato nella tomba e altri. Tutto questo indica che la novella ha infatti
una trama fiabesca.         Secondo
Propp lo schema generale di una fiaba a seguenti parti. La prima parte e l’equilibrio
iniziale (esordio). Cioè Andreuccio
da Perugia, viene a Napoli per acquistare dei cavalli. Lui ha dei soldi, 500
fiorini d’oro. Per mostrare che ha l’intenzione ad acquistare i
cavalli, lui mostra davanti a tutti la sua borsa con i fiorini.                                       Dopo
questa parte iniziale segue la rottura dell’equilibrio iniziale, cioè iniziano
le complicazioni. Questo si vede dal momento quando ha mostrato la borsa con i
fiorini, a causa di questo ha conosciuto Fiordaliso e tutto questo che
succederà porta alla terza parte che Propp chiama le peripezie dell’eroe.
Sfortunatamente per Andreuccio ne sono molte. È stato rubato, tradito,
ingannato. L’ultima parte del schema delle fiabe è il ristabilimento del
equilibrio (conclusione). Per fortuna tutto finisce bene per giovane Andreuccio.
Torna a Perugia vivo e con il premio sia materiale che spirituale.                                                                      

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„ Andreuccio
da Perugia, venuto a Napoli a comperar cavalli, in una notte da tre gravi
accidenti soprapreso, da tutti scampato con un rubino si torna a casa sua.”1
La novella Andreuccio da Perugia è la
quinta novella della seconda giornata del Decameron.
La novella viene narrata da Fiammetta, che è la regina della giornata.
L’argomento di questa giornata è la Fortuna, cioè le avventure colpite dalla
Fortuna che hanno sempre un risultato positivo.                                                           Il
protagonista è un giovane ragazzo perugino che si chiama Andreuccio. Lui è
commerciante dei cavalli ed è andato a Napoli, portando con sé 500 fiorini
d’oro per acquistare i cavalli. Durante la sua visita al mercato lui mostra i
suoi averi davanti a tutti, attirando così l’attenzione di una giovane ragazza
locale. Da questo punto cominciano le peripezie. In una notte è stato
ingannato, derubato e tradito.                      In
questa novella si mescolano i temi della beffa, della fortuna, del viaggio,
della avventura ma anche del desiderio sessuale. Boccaccio mostra il tipico
modello novellistico.                                                   Nella
novella si vedono chiare influenze della tradizione ma anche le influenze
autobiografiche. Per esempio, nella novella si può individuare la tradizione
orale, cioè i fonti delle storie discendono da aneddoti reali e dalle storie
popolari. Per esempio la storia sul padre di Andreuccio e la giovane ragazza
siciliana. Dall’altra parte, questo esempio mostra non solo l’influenza della
tradizione orale popolare ma anche l’influenza autobiografica. La storia sul
padre di Andreuccio somiglia molto alla leggenda sul padre di Boccaccio. Il
padre viaggiava speso a Francia e lì aveva incontrato una donna nobile, che
presumibilmente era la madre di Boccaccio. Nella novella prevale il paesaggio
napoletano e mercantesco, una testimonianza della vita napoletana. Una
descrizione molto vivace della piazza napoletana del Mercato del Trecento.
Siccome lo stesso autore ha vissuto a Napoli per molti anni, lui è riuscito a
descrivere molto bene le strade, i quartieri e i posti dove si svolge l’azione.
                                                                 Per quanto riguarda lo spazio e il tempo, la storia si può dividere in
quattro parti. La prima parte sono le azioni che si svolgono sulle strade di
Napoli e al mercato durante il giorno, seconda parte si riferisce alla vicenda
nella casa di Madonna Fiordaliso nella serra. Terza parte comprende le
avventure notturne di Andreuccio insieme con i ladri, e la quarta è il suo
ritorno a Perugia con il prezioso rubino. La trama si sviluppa per rapide
sequenze narrative e dialogiche. Tutto si svolge con un ritmo velocissimo, che
lascia poco spazio a parentesi descrittive e riflessive. La trama segue una
struttura temporale lineare e segue le unità aristoteliche di spazio e di
tempo.                                              Dopo
tutte le disavventure Andreuccio riesce a tornare a Perugia. È stato arricchito
nel senso materiale e anche interiormente, cioè grazie a tutto questo che ha
vissuto Andreuccio diventa un mercante furbo. La sua morte simbolica corrisponde
alle tre cadute, nel “chiassetto”,
nel pozzo e nel sepolcro, ogni volta lui torna alla vita, e il premio finale è
il suo coraggio e la sua intraprendenza. Andreuccio è sottoposto alle tre prove
in luoghi bui e pericolosi. Si potrebbe dire che si tratta di un rituale
d’iniziazione. Un giovane che si trova lontano dalla casa, dai genitori ed e
costretto a superare tutte queste prove da solo. Dall’altra parte, queste prove
superate simboleggiano la sua crescita. Aver compiuto questo percorso d’
iniziazione per lui inizia una nuova vita.          Nell’inizio Andreuccio è un
giovane ingenuo, lui solo è la causa delle sue disgrazie, però, attraverso
tutti questi inganni lui sviluppa la capacità di non fidarsi a nessuno. A
Napoli, Andreuccio prende una lezione morale. Il personaggio di Andreuccio al
primo parere sembra uno sciocco, ma in realtà è un ragazzo molto giovane e
inesperto. Lui rappresenta la figura di un popolano ingenuo e sfortunato, però
evolve molto nel corso del racconto.                                                                     Si
potrebbe anche dire che in questa novella esistono anche due antagonisti. Il
primo antagonista è la ragazza che gli ha rubato i soldi e l’altro è la
fortuna. Questa fortuna ha fatto Andreuccio un mercante derubato, ingannato, lo
ha messo nel rischio di morte molte volte in solo una notte. Però dall’altra
parte, quanto gli ha fatto male questa fortuna, tanto gli aveva aiutato anche.
E la fortuna questa che lo ha salvato alla fine, ad aiutarlo a sfuggire dalla
tomba e di ricompensarlo con l’anello tutti i soldi che gli sono stati rubati.                                       Fiordaliso
e una prostituta giovane, rappresenta una donna maliziosa, che utilizza la sua
bellezza ” volgare ”
nel perseguire i suoi scopi, ma anche ha molti aiutanti. Per esempio l’ancella,
il paggio, il vicinato del Malpertugio.                                                                          Le guardie e
i ladri sono stati descritti in un modo buffo. Però i ladri sono stati anche
descritti come opportunistici e spregiudicati, mentre le guardie come
incompetenti, frenastenici, paurosi non degni di far questo lavoro della
guardia.                                                           Boccaccio
esprime la propria opinione sui personaggi, ma non la esprime esplicitamente.
Lui lascia i fatti a guidare il lettore verso il suo pensiero. Boccaccio
inserisce nel racconto i commenti del narratore, quello esterno e onnisciente.  Il giudizio del autore si basa soprattutto
sull’ ingenuità e gli errori di Andreuccio. I commenti di Boccaccio diventano
un elemento oggettivo, esattamente in questo si vede il distacco tra l’eroe
della novella e l’autore. Nel testo si possono trovare le espressioni „… si come rozzo e poco cauto …”2
(quando Andreuccio mostra la borsa con i fiorini al
mercato), „… niente di ciò sappiendo né suspicando …”3 (per dire che
non sa della fama del quartiere di Malpertugio), „… ancor più credendo a quello che meno di creder
bisognava.”4
, „… da
falsa credenza ingannato …”5
(durante la
conversazione con la siciliana). Si tratta anche della
focalizzazione interna, perché la narrazione adotta i punti di vista e i
sentimenti di più personaggi. Nella novella si distingue anche il discorso
diretto, ma tutta storia viene presentata indirettamente dal narratore. Si tratta
di un narratore eterodiegetico, un narratore onnisciente che spesso commenta
l’ingenuità e gli errori commessi d’ Andreuccio.

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